XI Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 9 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe. Guardatevi dagli uomini, perché vi consegneranno ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe; e sarete condotti davanti a governatori e re per causa mia, per dare testimonianza a loro e ai pagani. Ma, quando vi consegneranno, non preoccupatevi di come o di che cosa direte, perché vi sarà dato in quell’ora ciò che dovrete dire: infatti non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che parla in voi».” (Mt 16,10-20)

Gesù consegna istruzioni per la missione dei Dodici prima di inviarli davanti a sé nei villaggi.
Le parole chiave del frammento del Vangelo proposto sono: semplicità e prudenza.
L’annuncio del Vangelo proviene da persone che a loro volta lo hanno ricevuto e lo hanno creduto. In questo necessita la semplicità, il non essere caricati di cose, fardelli, pesantezze mentali, per vivere la libertà in modo pieno perché chi riceve l’annuncio colga la verità dello stesso. Al contrario, una persona carica di cose, di suoi pareri personali che prevalgono sullo stesso annuncio non è testimone del Vangelo ma di se stesso. La semplicità è la chiave di ingresso verso l’eternità.
Si aggiunge poi un’altra importante caratteristica: la prudenza. La semplicità non implica l’ingenuità, al contrario bisogna essere prudenti usando l’intelligenza per essere veri annunciatori del Vangelo.
«siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe»
La semplicità si trova in un cuore buono che non cerca del suo con complicati ragionamenti, la prudenza si trova in un cuore che vuole custodire il Vangelo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 16,10-20, Domenica 9 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

san Domenico, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 8 Agosto 2026

“In quel tempo. Un tale chiese al Signore Gesù: «Signore, sono pochi quelli che si salvano?». Disse loro: «Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, io vi dico, cercheranno di entrare, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, voi, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: “Signore, aprici!”. Ma egli vi risponderà: “Non so di dove siete”. Allora comincerete a dire: “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze”. Ma egli vi dichiarerà: “Voi, non so di dove siete. Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”. Là ci sarà pianto e stridore di denti, quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio, voi invece cacciati fuori. Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi».” (Lc 13,23-30)

Passare per la porta stretta, fra altre cose, è essere operatori di giustizia, tenere la giustizia come un prezioso valore. Questa è cosa fondante per essere con il Signore Gesù. Non si tratta di rispettare delle norme a mena dito senza riflettere su cosa si sta facendo. Si rischierebbe di fare delle ingiustizie perché non si guarda alle persone ma solo alle norme. Si tratta invece di avere presenti le varie norme e nel contempo che cosa sta accadendo, quali persone sono coinvolte con la loro storia e considerare se l’applicazione di qualche normativa può essere dannosa. Nel caso non si applica la norma.
La persona giusta è nel suo modo di essere. Lo vive nella carità, nell’attenzione verso il prossimo. L’ingiustizia si trova nel povero abbandonato, nello straniero emarginato, nell’omissione di un aiuto che poteva essere regalato, in una semplice disattenzione verso una persona per incuria.
«Allontanatevi da me, voi tutti operatori di ingiustizia!”»
Invece sono beati gli operatori di giustizia anche se emarginati dai potenti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 13,23-30, Sabato 8 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

san Sisto, papa e compagni martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 7 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! Guai a voi, che costruite i sepolcri dei profeti, e i vostri padri li hanno uccisi. Così voi testimoniate e approva te le opere dei vostri padri: essi li uccisero e voi costruite. Per questo la sapienza di Dio ha detto: “Manderò loro profeti e apostoli ed essi li uccideranno e perseguiteranno”, perché a questa generazione sia chiesto conto del sangue di tutti i profeti, versato fin dall’inizio del mondo: dal sangue di Abele fino al sangue di Zaccaria, che fu ucciso tra l’altare e il santuario. Sì, io vi dico, ne sarà chiesto conto a questa generazione. Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito». Quando fu uscito di là, gli scribi e i farisei cominciarono a trattarlo in modo ostile e a farlo parlare su molti argomenti, tendendogli insidie, per sorprenderlo in qualche parola uscita dalla sua stessa bocca.” (Lc 11,46-54)

I dottori della Legge sono i Rabbini, curano l’educazione religiosa, predicano nelle sinagoghe, giudicano secondo la Legge, danno indicazioni su casi dottrinali e rituali controversi, assistono spiritualmente i fedeli.
Sono compiti importanti di guida e creano le condizioni di orientamento per le persone loro affidate.
Essi avevano la chiave per accedere bene alla sapienza di Gesù, essere in comunione con il Signore ma lo rifiutarono e, a causa del loro ruolo, portarono via ciò anche a molti fedeli.
«Guai a voi, dottori della Legge, che avete portato via la chiave della conoscenza; voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare voi l’avete impedito»
Quanto sarebbe beato colui che non mette in mezzo se stesso ,a con molta umiltà costruisce un ponte fra il fedele e il Signore Dio. Forse questa è la chiave della gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,46-54, Venerdì 7 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Trasfigurazione del Signore

Festa del Signore
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 6 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo.
Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».” (Mt 17,1-9)

La festa della Trasfigurazione del Signore è un segno consolatorio per i discepoli Pietro, Giovanni e Giacomo, una anticipazione del regno di Dio. Essi stavano bene nel momento della Trasfigurazione del Signore a tal punto che volevano stare lì, mettere le tende per far dimorare Gesù trasfigurato con Mosè ed Elia. Era bello stare lì assieme.
I discepoli vivono una manifestazione chiara di Dio: «il suo volto brillò come il sole (…) una nube luminosa li coprì con la sua ombra».
Un volto che splende e una nube che avvolge sono i segni della manifestazione di Dio. Gesù ha il volto che brilla e la nube avvolge Pietro, Giacomo e Giovanni quasi accarezzati e custoditi dalla manifestazione divina.
Gesù è con Mosè ed Elia, due cardini dell’Antico Testamento che vengono in aiuto per far capire l’importanza di Gesù che non elimina l’antico ma lo completa.
Quando la Trasfigurazione del Signore termina, Mosè ed Elia non ci sono più, i discepoli devono tornare alla realtà della vita terrena, è necessario camminare fra le vicende del mondo finché non si è compiuta l’esistenza di ognuno.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 17,1-9, Giovedì 6 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 5 Agosto 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù diceva alle folle: «Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Ninive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Giona. Nessuno accende una lampada e poi la mette in un luogo nascosto o sotto il moggio, ma sul candelabro, perché chi entra veda la luce. La lampada del corpo è il tuo occhio. Quando il tuo occhio è semplice, anche tutto il tuo corpo è luminoso; ma se è cattivo, anche il tuo corpo è tenebroso. Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra. Se dunque il tuo corpo è tutto luminoso, senza avere alcuna parte nelle tenebre, sarà tutto nella luce, come quando la lampada ti illumina con il suo fulgore».” (Lc 11,31-36)

Una regina del Sud venne apposta per vedere e incontrare Salomone, come un pellegrinaggio per osservare la sapienza del re. Gesù è molto più grande di Salomone.
La popolazione di Ninive si convertì grazie all’annuncio del profeta Giona. La popolazione di Ninive sarà giudice di Israele perché molti in Israele non si convertirono alla predicazione di Gesù rimanendo rigidi sulle loro posizioni.
Gesù è il Figlio unigenito di Dio Padre mentre Giona è un profeta di Dio, vi è differenza fra la divinità e la sua creatura. Gesù è infinitamente più grande di Giona ma incompreso a causa della durezza del cuore di persone che si consideravano sapienti e dotti.
Queste persone hanno un occhio complicato, cattivo perché arroccati su convinzioni rifiutando la presenza del Signore che vuole regalare il suo amore, la misericordia.
Ma ci sono occhi buoni, corpi tutti luminosi:
«Se dunque il tuo corpo è tutto luminoso, senza avere alcuna parte nelle tenebre, sarà tutto nella luce, come quando la lampada ti illumina con il suo fulgore»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,31-36, Mercoledì 5 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

san Giovanni Maria Vianney, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 4 Agosto 2026

“In quel tempo. Mentre le folle si accalcavano, il Signore Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Ninive, così anche il Figlio dell’uomo lo sarà per questa generazione».” (Lc 11,29-30)

Gesù cita il profeta Giona che rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce,e dopo andò a Ninive a predicare la conversione. Questo fu un segno per quelli di Ninive che si convertirono e si salvarono. Così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra.
Giona rimase per tre giorni nascosto per poi andare a Ninive e annunciare la distruzione invitando alla conversione.
Così anche Gesù lascerà un segno per questa generazione, dopo la sua morte scenderà agli inferi e dopo per tre giorni risorgerà.
La Risurrezione è segno universale di salvezza.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,29-30, Martedì 4 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della X Domenica dopo Pentecoste

Pietro Giuliano Eymard, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 3 Agosto 2026

“In quel tempo. Mentre il Signore Gesù parlava, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!». Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!».” (Lc 11,27-28)

Gesù è interrotto da una voce, una donna alza la voce mentre parlava e interrompendolo gli dice «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!»
Non vuole contraddirlo è una donna che pensa alla mamma di Gesù, beata perché lo ha portato in grembo e lo ha svezzato come qualsiasi bimbo. L’eccezionalità è essere la mamma di Gesù bambino ma questa beatitudine è solo per la Madonna.
Gesù chiarisce che la vera beatitudine è quella dell’ascolto della Parola di Dio e il tentativo di metterla in pratica che è invece disponibile a tutti.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,27-28, Lunedì 3 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

X Domenica dopo Pentecoste

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 2 Agosto 2026

“In quel tempo. Seduto di fronte al tesoro, il Signore Gesù osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo. Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».” (Mc 12,41-44)

Una vedova povera getta due monetine nel tesoro del tempio. È una cassetta di elemosina dove molte persone vi gettavano delle monete facente parte del superfluo. La vedova ha dato il massimo che poteva, e questo è considerato dal Signore più grande di ogni altro dono.
Le altre persone avevano donato molto di più ma piccola e superflua parte dei loro averi, una parte insignificante. Per questa ragione questi gesti sono considerati poco, non c’è una forma vera d’amore ma quasi un obbligo dell’elemosina al tesoro del Tempio, oppure anche per farsi vedere da altri che si fa un dono al Tempio.
Gesù guarda i cuori, e sa bene interpretare il comportamento concreto che mette alla luce la verità delle persone. Spesso l’uomo vede solo l’esteriorità e il dono di una grossa cifra la considera come un grande atto di generosità e di carità. Gesù va a fondo e vede che in alcuni di questi grossi doni non c’è carità ma solo vanità.
Un cuore buono dona con gioia quello che decide e senza nulla volere in cambio.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 12,41-44, Domenica 2 Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

sant’Alfonso Maria de’ Liguori, vescovo e dottore della Chiesa
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 1° Agosto 2026

“In quel tempo. Venuto nella sua patria, il Signore Gesù insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.” (Mt 13,54-58)

Gesù tornato nei luoghi dove era cresciuto insegna nella sinagoga. Le persone che lo avevano visto crescere erano incredule riguardo la sapienza e le opere che Gesù aveva compiuto. Come mai predicava con molta sapienza visto che non era stato istruito nelle scuole ebraiche e come mai faceva dei segni, dei miracoli così importanti e numerosi, lui che era figlio di un falegname?
L’ incredulità fa il sopravvento e ottenebra la realtà oggettiva. L’indurimento del cuore dell’uomo a volte non è spiegabile a tal punto da rifiutare ogni evidenza che si esprime davanti a propri occhi. Ma riducendo l’egoismo e aprendosi alla umiltà, l’uomo è capace di cogliere il messaggio di salvezza di Gesù. È capace di accogliere Gesù.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 31,54-58, Sabato 1° Agosto 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della IX Domenica dopo Pentecoste

sant’Ignazio di Loyola, presbitero
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 31 Luglio 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. Quando lo spirito impuro esce dall’uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: “Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito”. Venuto, la trova spazzata e adorna. Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l’ultima condizione di quell’uomo diventa peggiore della prima».” (Lc 11,21-26)

Una persona lotta con perseveranza contro il male correggendosi in molte cose riuscendo a essere finalmente pulita. La maggior parte delle cose sbagliate non ci sono più.
Ma nel tempo pensandosi persona buona abbassa la guardia e non fa caso a molte cose che in realtà entrano in lui e non sono buone. Pensava di essere lontana dal male in modo definitivo come se il male ormai non facesse più parte della vita. Ma il male si presenta più forte che mai e conquista quasi in modo inconsapevole la persona che pensava di essere perfetta. La sua condizione diventa molto problematica e peggiore di prima.
Vi è una lotta contro il male, una resistenza nei confronti di quei comportamenti che ledono le altre persone. Ma a volte ci si siede e non si considera più la presenza del male nella propria vita. Così se si pensa di essere lontani, esenti da qualsiasi male e si vive come se non esistesse, allora si è come quell’uomo che viene aggredito dal male che vi prende nuovamente possesso.
Con l’aiuto del Signore Gesù, si è più forti di qualsiasi male. La perseveranza nell’essere in comunione con il Signore è cosa importante. Se si ama, se si agisce con quella generosità di spirito, si è sempre in comunione con il Signore che perdona e allontana il male.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 11,21-26, Venerdì 31 Luglio 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)