Venerdì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Venerdì 17 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù andò con i suoi discepoli nella regione della Giudea, e là si tratteneva con loro e battezzava. Anche Giovanni battezzava a Ennòn, vicino a Salìm, perché là c’era molta acqua; e la gente andava a farsi battezzare. Giovanni, infatti, non era ancora stato gettato in prigione.
Nacque allora una discussione tra i discepoli di Giovanni e un Giudeo riguardo alla purificazione rituale. Andarono da Giovanni e gli dissero: «Rabbì, colui che era con te dall’altra parte del Giordano e al quale hai dato testimonianza, ecco, sta battezzando e tutti accorrono a lui». Giovanni rispose: «Nessuno può prendersi qualcosa se non gli è stata data dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che io ho detto: “Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”. Lo sposo è colui al quale appartiene la sposa; ma l’amico dello sposo, che è presente e l’ascolta, esulta di gioia alla voce dello sposo. Ora questa mia gioia è piena. Lui deve crescere; io, invece, diminuire». ” (Gv 3,22-30)

Giovanni il Battista battezzava persone che avevano ascoltato la sua predicazione e avevano deciso di convertirsi. Il Battesimo di Giovanni era per il perdono dei peccati e per confermare la scelta di vita nuova.
Il ministero di Giovanni è occasione per dare testimonianza a Gesù per il quale aveva preparato un popolo ben disposto. È la sua missione di preparazione dell’accoglienza del Signore Gesù nei cuori delle persone. Vuole fugare anche dubbi più che leciti indicando la figura di Gesù il Cristo atteso.
«“Non sono io il Cristo”, ma: “Sono stato mandato avanti a lui”»
Nel concretizzarsi dell’annuncio Giovanni il Battista trova il compimento della sua missione, vede con i suoi occhi l’inizio della manifestazione di Gesù fra la gente.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 3,22-30 – Venerdì 17 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Giovedì 16 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse a Nicodèmo: «Dovete nascere dall’alto. Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito». Gli replicò Nicodèmo: «Come può accadere questo?». Gli rispose Gesù: «Tu sei maestro d’Israele e non conosci queste cose? In verità, in verità io ti dico: noi parliamo di ciò che sappiamo e testimoniamo ciò che abbiamo veduto; ma voi non accogliete la nostra testimonianza. Se vi ho parlato di cose della terra e non credete, come crederete se vi parlerò di cose del cielo? Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna».” (Gv 3,7b-15)

Il confronto schietto e onesto fra Nicodemo e Gesù continua. Gesù afferma a Nicodemo che vi è una spiritualità importante data dall’affidamento allo Spirito Santo. Chi si fida e si affida allo Spirito Santo sa che è una scelta buona ma non sa dove lo porterà, simile al vento cui non si conosce la provenienza ne si conosce la destinazione. Così il credente si lascia guidare dallo Spirito Santo che dona sapore e stupore lungo l’esistenza perché vuole il bene e la pienezza di vita della persona.
Questo dono dello Spirito è grazie alla venuta di Gesù il quale si offre nella sua passione, morte e risurrezione «perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna»

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 3,7b-15 – Giovedì 16 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)


Mercoledì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Mercoledì 15 Aprile 2026

“In quel tempo. Vi era tra i farisei un uomo di nome Nicodèmo, uno dei capi dei Giudei. Costui andò dal Signore Gesù, di notte, e gli disse: «Rabbì, sappiamo che sei venuto da Dio come maestro; nessuno infatti può compiere questi segni che tu compi, se Dio non è con lui». Gli rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio». Gli disse Nicodèmo: «Come può nascere un uomo quando è vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?». Rispose Gesù: «In verità, in verità io ti dico, se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito. Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto».” (Gv 3,1-7)

Nicodèmo, vuole approfondire la conoscenza di Gesù per comprendere se è veramente il Messia atteso dai Giudei. Lo fa andando da lui di notte per non essere visto per timore di essere giudicato dai suoi confratelli. Inizia un dialogo con Gesù che ha parole rivoluzionarie. La novità è nascere dall’alto. Si tratta del Battesimo, una vera nascita spirituale una conquista dello spirito perché nel battezzato vi è la presenza dello Spirito Santo.
Dovremmo ricordarci spesso di essere persone battezzate, rinate dall’alto con la certezza della fede della possibilità della vita eterna.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 3,1-7 – Mercoledì 15 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Martedì 14 Aprile 2026

“trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaele gli disse: «Da Nàzarepuò venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».” (Gv 1,43-51)

Natanaele è l’apostolo Bartolomeo e accoglie l’invito di Filippo per conoscere il Signore Gesù. Natanaele è una persona che vuole vedere e vuole capire senza pregiudizi. Questo atteggiamento dovrebbe essere sempre di ogni cristiano, mettere da parte giudizi già preformati ancor prima di conoscere, mettere da parte i dubbi e andare a fondo capendo quello che è stato detto.
Natanele rimane colpito dal Signore Gesù con il quale si confronterà più volte.
Così anche ogni cristiano dovrebbe sempre aprirsi all’umiltà mettendo da parte ogni opinione personale, dando possibilità di cogliere la verità.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,43-51 – Martedì 14 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)


Lunedì della II settimana di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lunedì 13 Aprile 2026

“In quel tempo. Giovanni stava là con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo sul Signore Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.” (Gv 1,35-42)

Giovanni il Battista indica Gesù ai suoi due discepoli, uno dei quali Andrea, fratello di Simon Pietro. È il momento di svolta per questi discepoli che credendo alle parole di Giovanni il Battista, decidono di seguire Gesù come nuovo punto di riferimento. Lo vogliono conoscere, vedere dove abita, che cosa fa nella vita.
Andrea conduce suo fratello Simone da Gesù che fissandolo gli cambia il nome: Cefa che significa Pietro. È l’unico discepolo a cui Gesù cambia il nome. Cambiare nome a una persona vuole dire da una parte essere autorevole e dall’altra dare nella pienezza un ruolo importante alla persona.
Pietro avrà il grave compito di dirigere i primi passi della Chiesa di Gesù dopo il dono dello Spirito Santo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 1,35-42 – Lunedì 13 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Domenica in albis depositis

VIII Giorno dell’ottava di Pasqua
Domenica della Divina Misericordia
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Domenica 12 Aprile 2026

“In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” (Gv 20,19-31)

«Pace a voi!»
«Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!». (Papa Leone XIV)
Gesù dona la sua pace, per due volte nelle due apparizioni da risorto a distanza di otto giorni dona la sua pace.
La pace donata da Gesù non si riferisce a quella dell’assenza di conflitti armati, si riferisce a uno stile di vita che vuol essere di sguardo buono di ricerca della bontà nelle altrui persone, sempre. È molto di più del tacere delle armi, è una faticosa ricerca buona dell’altro, dell’altra come persona dignitosa e meritevole di attenzione e dialogo. In questo modo le dispute possano essere spente, con una ricerca di giustizia perché possano essere risolte le questioni più gravose.
« Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati»
Gesù dona il suo perdono, segno di riconciliazione per l’umanità intera. Si tratta della Divina Misericordia, è l’essere perdonati, diventare operatori di misericordia. Il perdono del Signore suscita persone a perdonare, a diventare operatori di misericordia.
«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!»
La misericordia di Gesù si esprime mostrando il suo fianco all’incredulo Tommaso. Gesù non va in cerca dei perfetti, cerca gli increduli in quel piccolo minuscolo spazio di possibilità che esiste nel loro cuore. Tommaso nella sua incredulità ma si pensa con quel piccolo con un piccolo e flebile raggio di luce ancora presente nel suo cuore, ha reso possibile il suo ingresso in quella sala dopo otto giorni, e assieme agli altri suo confratelli, non poteva che arrendersi davanti alla misericordia divina:
«Mio Signore e mio Dio!»
Gesù è risorto! Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,19-31 – Domenica 12 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato in albis depositis

VII Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Sabato 11 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.” (Gv 21,1-14)

I discepoli di Gesù dopo la sua risurrezione e avendolo già visto da risorto in carne ed ossa, sembrano adagiati, spenti, come se il Signore Gesù non fosse ancora apparso loro. Con il passare del tempo sembra che siano in una quotidianità spenta, senza Gesù, a cui si aggiunge una pesca fallimentare «quella notte non presero nulla».
Giunge la luce, giunge Gesù, si passa da una notte senza alcuna cosa a un’alba con una ricca pesca. Gesù fa ripartire gli animi dei discepoli che colgono la sua esistenza nelle loro vite.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 21,1-14 – Sabato 11 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì in albis

VI Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Venerdì 10 Aprile 2026

“In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».” (Mc 16,1-7)

«Non abbiate paura!»
La paura immobilizza, fa cadere in una condizione di protezione troppo spesso sbagliata perché non si riesce a ragionare, a prendere decisioni giuste. La condizione per agire e accogliere la risurrezione del Signore è quella di non aver paura ma stupore, gioia.
La fede cristiana si basa sulla risurrezione del Signore, dono d’amore, di speranza, di vita eterna.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 16,1-7 – venerdì 10 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì in albis

V Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Giovedì 9 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».” (Lc 24,36b-49)

«Pace a voi!»
Il saluto del Signore Risorto è di pace. L’incredulità dei discepoli emerge con una paura diffusa fra loro, forse la persona apparsa è un fantasma, oppure una visione collettiva? Il Signore per rincuorare e rassicurare i suoi discepoli, mangia una porzione di pesce davanti a loro per dimostrare che è veramente presente in carne ed ossa.
L’incredulità diventa gioia e la mente dei discepoli si apre alla comprensione della Scrittura riguardo a Gesù. Necessita la predicazione, l’annuncio che i discepoli dovranno fare: la conversione e il perdono dei peccati. Diventano testimoni della buona notizia, della risurrezione di Gesù, nell’attesa di portarla in tutto il mondo grazie alla potenza dall’alto che ricrederanno alla Pentecoste.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,36b-49 – Giovedì 9 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì in albis

IV Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Mercoledì 8 Aprile 2026

“In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.” (Lc 24,13-35)

Due discepoli delusi ritornano verso casa a Emmaus. Colui che avevano seguito e ascoltato era stato crocefisso e dopo tre giorni la sua morte alcune donne dicono che è vivo.
Gesù cammina con loro, si affianca alla delusione e al fallimento, spiega che così doveva andare secondo le Scritture, quello che i profeti avevano affermato su di lui. L’ascolto dei due discepoli è attento e all’arrivo a casa lo invitano per la cena. Gesù spezza il pane, i discepoli lo riconoscono, è vivo e davanti a loro, è veramente risuscitato!
La delusione si tramuta in gioia!
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,13-35 – Mercoledì 8 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)