VII Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Domenica 11 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. Così si compie per loro la profezia di Isaia che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che e stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».” (Mt 13,3b-23)

L’agricoltore sceglie dei semi per seminarli affinché possono produrre frutto. Sono semi buoni capaci di produrre anche molto frutto. Il seme è la parola del Signore che viene data in abbondanza perché unita alla volontà dell’uomo di ascoltarla e metterla in pratica possa produrre molto frutto.
Ma il seme viene seminato in abbondanza ovunque e spesso viene perso.
Quello seminato sulla strada non ha possibilità di crescere, la Parola del Signore comunque ascoltata diviene evanescente, scompare come se non vi fosse mai stata.
Quello seminato sul terreno sassoso cresce un poco ma brucia arso dal sole, la Parola del Signore è ascoltata, inizia a essere vissuta ma ai primi problemi viene messa da parte.
Quello seminato tra i rovi viene soffocato, la Parola del Signore accolta e ascoltata viene soffocata dalle troppe preoccupazioni, faccende della vita e scompare come coperta da un spesso velo.
Infine quello seminato sul buon terreno dà frutti, la Parola del Signore accolta e vissuta dà inaspettatamente molto frutto, si moltiplica da trenta volte tanto a cento volte tanto. La Parola del Signore accolta dal cuore e custodita come cosa preziosa, nel tempo dà inaspettatamente gioia, incontri, vita. Produce molto frutto, un buon frutto d’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 13,3b-23, Domenica 11 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

san Daniele Comboni, vescovo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 10 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».” (Mt 18,23-35)

Il padrone preso da compassione perdona il servo che aveva nei suoi confronti un debito enorme impossibile da restituire. Invece di venderlo come servo decide di perdonarlo.
«Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito»
La compassione del re è inaspettata ed esprime un atteggiamento benevolo nei confronti di un suo suddito. Magari vi fosse sempre una compassione per poter ridonare la vita a una persona che altrimenti sarebbe schiacciata per tutto il resto della sua esistenza.
Ma questo non avviene per quel servo che è stato appena condonato dal re. A sua volta è creditore di un debito molto più piccolo dovuto da un suo compagno. Non vuole ascoltarlo e lo fà gettare in prigione fino al termine del riscatto del debito. Non ha compassione del suo compagno.
Il re saputo quanto accaduto fa giustizia. Si accende d’ira nella sua profonda delusione nei confronti del servo che era stato condonato. Così quel servo che non ha avuto compassione per un suo compagno viene dato in mano agli aguzzini.
Il perdono è un grande tassello di ogni fedele, di ogni persona, è difficile ma percorribile con l’aiuto del Signore. Perdonare è la via della riconciliazione e della pace. Perdonare è la via perché si è essi stessi perdonati dal Signore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 18,23-35, Sabato 10 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

sant’Anselmo di Lucca, vescovo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 9 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».
Durante il giorno insegnava nel tempio; la notte, usciva e pernottava all’aperto sul monte detto degli Ulivi. E tutto il popolo di buon mattino andava da lui nel tempio per ascoltarlo.” (Lc 21,25-33)

Dove è il cuore? Dove sono le cose importanti della vita? È una domanda importante per poter entrare nella vita poiché spesso ci si trascina in avanti perdendo di vista le cose importanti. Così i cuori possono essere distratti da tante cose «in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita». Ma ponendo a fuoco la cosa importante della vita i cuori potrebbero essere ben indirizzati.
Un giorno dovremmo terminare qui il passaggio terreno e se nel cuore abbiamo tenuto saldo la cosa importante che è l’amore, allora non dovremmo avere alcun timore anche se dovesse improvvisamente arrivare la fine.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,25-33, Venerdì 9 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

san Dionigi, vescovo e compagni, martiri
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 9 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Lc 21,34-38)

La venuta del Signore Gesù alla fine dei tempi coincide con la venuta del regno di Dio. La fine dei tempi consisterà in una vera rivoluzione nella natura che verrà sconvolta. Con chiarezza la realtà di questo mondo verrà scomposta, andrà letteralmente in pezzi.
Chi non resterebbe quanto meno confuso, impaurito, terrorizzato? Ma chi ha fede non sarà terrorizzato.
«Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
La fine della realtà terrestre farà posto alla venuta del regno di Dio. Per il credente anche se non è esente da timori, non è la fine, non è il termine della vita ma la possibilità dell’ingresso nell’eternità. La liberazione consiste nel non essere più in balia dei molti drammi, tentazioni, malattie, guerre che popolano l’esistenza terrena. Si va verso una dimensione di pace e di gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,25-33, Giovedì 8 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Giovedì della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

sant’Anselmo di Lucca, vescovo
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Giovedì 8 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria. Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
E disse loro una parabola: «Osservate la pianta di fico e tutti gli alberi: quando già germogliano, capite voi stessi, guardandoli, che ormai l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che il regno di Dio è vicino. In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno».” (Lc 21,25-33)

La venuta del Signore Gesù alla fine dei tempi coincide con la venuta del regno di Dio. La fine dei tempi consisterà in una vera rivoluzione nella natura che verrà sconvolta. Con chiarezza la realtà di questo mondo verrà scomposta, andrà letteralmente in pezzi.
Chi non resterebbe quanto meno confuso, impaurito, terrorizzato? Ma chi ha fede non sarà terrorizzato.
«Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina».
La fine della realtà terrestre farà posto alla venuta del regno di Dio. Per il credente anche se non è esente da timori, non è la fine, non è il termine della vita ma la possibilità dell’ingresso nell’eternità. La liberazione consiste nel non essere più in balia dei molti drammi, tentazioni, malattie, guerre che popolano l’esistenza terrena. Si va verso una dimensione di pace e di gioia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,25-33, Giovedì 8 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Mercoledì della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

B.V. Maria del Rosario
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Mercoledì 7 Ottobre 2026

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“In quel tempo. L’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te». A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine». Allora Maria disse all’angelo: «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l’angelo: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola».” (Lc 1,26b-38a)

Maria accetta di diventare la Madre di Dio, di essere in tutto la mamma di Gesù. Un evento di consolazione per tutta l’umanità che è dispersa e agitata da venti di guerra. Il santo Rosario è l’antidoto, è la via della pace. L’intercessione della Beata Vergine Maria è sempre ascoltata da Dio e se si prega con fede il santo Rosario possono aprirsi vie di riconciliazione, di giustizia e di pace.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 1,26b-38a, Mercoledì 7 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Martedì della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

san Bruno, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Martedì 6 Ottobre 2026

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“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo. Ma prima di tutto questo metteranno le mani su di voi e vi perseguiteranno, consegnandovi alle sinagoghe e alle prigioni, trascinandovi davanti a re e governatori, a causa del mio nome. Avrete allora occasione di dare testimonianza. Mettetevi dunque in mente di non preparare prima la vostra difesa; io vi darò parola e sapienza, cosicché tutti i vostri avversari non potranno resistere né controbattere. Sarete traditi perfino dai genitori, dai fratelli, dai parenti e dagli amici, e uccideranno alcuni di voi; sarete odiati da tutti a causa del mio nome. Ma nemmeno un capello del vostro capo andrà perduto. Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita».” (Lc 21,10-18)

Prima della seconda venuta do Gesù Cristo, vi saranno segni evidenti e preoccupanti per ogni persona. A questi si aggiungeranno anche le persecuzioni di cristiani che non saranno più ben accattati da molti luoghi del mondo. Ma chi avrà fede temerà di meno e sarà saldo anche nelle sventure, nei drammi e persino nelle persecuzioni.
La testimonianza che il cristiano può donare è quella della gioia di aver trovato una strada dove si è stati perdonati e guidati dall’amore del Signore. Il fatto di sentirsi amati e perdonati dà molta forza nello spirito e fa andare avanti con fiducia nel percorso della vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,10-19, Martedì 6 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Lunedì della settimana della VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

santa Faustina Kowalska
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Lunedì 5 Ottobre 2026

“In quel tempo. Mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, il Signore Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta». Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?». Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».” (Lc 21,5-9)

Il tempio a Gerusalemme era una costruzione imponente e di rara bellezza. Molti ammiravano la costruzione e ponevano in essa la certa garanzia della presenza divina fra il popolo di Israele. Ma la costruzione era fatta di pietre destinate a essere consumate quanto meno dal tempo.
Gesù osserva che quella costruzione sarà distrutta per mano d’uomo. Lo fa per indirizzare i propri discepoli verso le cose importanti che non sono le belle costruzioni ma l’amore.
Gli accadimenti saranno drammatici ma chi preserva nella fede non avrà timore perché confidare nel Signore aiuta a superare i molti drammi della vita.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 21,95, Lunedì 5 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

VI Domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Tempo dopo Pentecoste
800esimo anniversario di san Francesco d’Assisi

Rito Ambrosiano
Domenica 4 Ottobre 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse: «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sèrvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».” (Lc 17,7-10)

Questa Domenica è l’anniversario dei 800 anni della morte di San Francesco d’Assisi, il Giullare di Dio. Lui è stato servo del Signore, ha voluto condividere la sua esperienza con altri confratelli in una gioia anche nei drammi. Letizia è una delle parole d’ordine di san Francesco.
Accompagnato dalla forza dello Spirito ha fatto tutto quello che doveva fare come nel Vangelo d’oggi, come quel servo che a fine giornata si ferma e dice fra sé “tutto quello che è stato ordinato è stato fatto”.
Nel sogno a Spoleto Francesco ricevette una chiara indicazione: “Perché ti affanni a cercare il servo invece del Padrone?”. Da lì parte la ricerca del Signore e nella chiesa abbandonata di San Damiano la voce del Signore irrompe davanti al Crocefisso: “Francesco, va’ e ripara la mia chiesa, che come vedi cade tutta in rovina”, una riparazione della Chiesa che era colma di eresie.
Fonda i Frati sua invenzione ispirata da Dio e poi il second’ordine, le Clarisse, e poi ancora il terzo ordine composto da persone laiche.
L’annuncio del Vangelo è gioia, e ancora più vero quando viene realizzato da un poverello “quel giovane piccolo dagli occhi ardenti” come lo definì papa Innocenzo III.
Il cuore arde quando c’è la gioa del Vangelo.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 17,7-10, Domenica 4 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Sabato della settimana della V domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

Beato Luigi Talamoni, sacerdote
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Sabato 3 Ottobre 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».” (Gv 15,12-17)

Il comandamento dell’amore in questi versetti riguarda quello reciproco fra gli uomini prendendo spunto dall’esempio dato dal Signore Gesù.
«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.»
Nell’amore reciproco c’è anche una forma d’amore molto alta quella che Gesù ha donato non solo ai propri amici ma anche a quelli che dopo lo diventeranno: donare interamente la sua vita.
L’amicizia con Gesù si realizza stando nei suoi comandamenti, si diventa amici e non più servi che devono fare un qualche cosa per obbedienza, ma si fa qualche cosa per amore, quello donato dallo stesso Signore Gesù.
C’è l’assenza totale dell’amor proprio, quello per cui si fanno azioni, cose, per l’unico scopo di guadagnare qualche cosa per sé. Qui c’è la pienezza dell’amore che dà molto alla persona che ama gratuitamente perché nulla cerca per se stessa. L’umiltà è la grande via dell’amore.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 15,12-17, Sabato3 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)

Venerdì della settimana della V domenica dopo il Martirio di san Giovanni il Precursore

santi Angeli custodi
Tempo dopo Pentecoste
Rito Ambrosiano
Venerdì 2 Ottobre 2026

“In quel tempo. Mentre tutto il popolo ascoltava, il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Guardatevi dagli scribi, che vogliono passeggiare in lunghe vesti e si compiacciono di essere salutati nelle piazze, di avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti; divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».” (Lc 20,45-47)

Gli scribi esperti della dottrina, della Legge si erano allontanati dal percorso di testimonianza di Dio e e si avvicinarono all’apparire, all’essere visti e lodati dalle altre persone. Questo divenne importante per loro e divennero contro testimoni di Dio, quando dovevano invece trasmettere con la loro testimonianza i valori etici della dottrina ebraica.
Quando ci si accorge che l’essere lodati è qualche cosa che diviene importante, allora bisogna fermarsi, cercare il nascondimento e recuperare la gioia cristiana che altrimenti andrebbe perduta perché cercare i primi posti e il successo fa perdere la gioia.
Il 2 ottobre è la memoria degli Angeli custodi:
Angelo di Dio
che se il mio custode,
illumina, custodisci,
reggi e governa me,
che ti fui affidato
dalla pietà celeste.
Amen.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 20,45-47, Venerdì 2 Ottobre 2026 – Tempo dopo Pentecoste – Rito Ambrosiano)