Domenica in albis depositis

VIII Giorno dell’ottava di Pasqua
Domenica della Divina Misericordia
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Domenica 12 Aprile 2026

“In quel tempo. La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».
Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.” (Gv 20,19-31)

«Pace a voi!»
«Chi ha in mano armi le deponga! Chi ha il potere di scatenare guerre, scelga la pace! Non una pace perseguita con la forza, ma con il dialogo! Non con la volontà di dominare l’altro, ma di incontrarlo!». (Papa Leone XIV)
Gesù dona la sua pace, per due volte nelle due apparizioni da risorto a distanza di otto giorni dona la sua pace.
La pace donata da Gesù non si riferisce a quella dell’assenza di conflitti armati, si riferisce a uno stile di vita che vuol essere di sguardo buono di ricerca della bontà nelle altrui persone, sempre. È molto di più del tacere delle armi, è una faticosa ricerca buona dell’altro, dell’altra come persona dignitosa e meritevole di attenzione e dialogo. In questo modo le dispute possano essere spente, con una ricerca di giustizia perché possano essere risolte le questioni più gravose.
« Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati»
Gesù dona il suo perdono, segno di riconciliazione per l’umanità intera. Si tratta della Divina Misericordia, è l’essere perdonati, diventare operatori di misericordia. Il perdono del Signore suscita persone a perdonare, a diventare operatori di misericordia.
«Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!»
La misericordia di Gesù si esprime mostrando il suo fianco all’incredulo Tommaso. Gesù non va in cerca dei perfetti, cerca gli increduli in quel piccolo minuscolo spazio di possibilità che esiste nel loro cuore. Tommaso nella sua incredulità ma si pensa con quel piccolo con un piccolo e flebile raggio di luce ancora presente nel suo cuore, ha reso possibile il suo ingresso in quella sala dopo otto giorni, e assieme agli altri suo confratelli, non poteva che arrendersi davanti alla misericordia divina:
«Mio Signore e mio Dio!»
Gesù è risorto! Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,19-31 – Domenica 12 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Sabato in albis depositis

VII Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Sabato 11 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù si manifestò di nuovo ai discepoli sul mare di Tiberìade. E si manifestò così: si trovavano insieme Simon Pietro, Tommaso detto Dìdimo, Natanaele di Cana di Galilea, i figli di Zebedeo e altri due discepoli. Disse loro Simon Pietro: «Io vado a pescare». Gli dissero: «Veniamo anche noi con te». Allora uscirono e salirono sulla barca; ma quella notte non presero nulla.

Quando già era l’alba, Gesù stette sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora egli disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non riuscivano più a tirarla su per la grande quantità di pesci. Allora quel discepolo che Gesù amava disse a Pietro: «È il Signore!». Simon Pietro, appena udì che era il Signore, si strinse la veste attorno ai fianchi, perché era svestito, e si gettò in mare. Gli altri discepoli invece vennero con la barca, trascinando la rete piena di pesci: non erano infatti lontani da terra se non un centinaio di metri.

Appena scesi a terra, videro un fuoco di brace con del pesce sopra, e del pane. Disse loro Gesù: «Portate un po’ del pesce che avete preso ora». Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.” (Gv 21,1-14)

I discepoli di Gesù dopo la sua risurrezione e avendolo già visto da risorto in carne ed ossa, sembrano adagiati, spenti, come se il Signore Gesù non fosse ancora apparso loro. Con il passare del tempo sembra che siano in una quotidianità spenta, senza Gesù, a cui si aggiunge una pesca fallimentare «quella notte non presero nulla».
Giunge la luce, giunge Gesù, si passa da una notte senza alcuna cosa a un’alba con una ricca pesca. Gesù fa ripartire gli animi dei discepoli che colgono la sua esistenza nelle loro vite.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 21,1-14 – Sabato 11 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì in albis

VI Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Venerdì 10 Aprile 2026

“In quel tempo. Passato il sabato, Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e Salome comprarono oli aromatici per andare a ungere il corpo di Gesù. Di buon mattino, il primo giorno della settimana, vennero al sepolcro al levare del sole. Dicevano tra loro: «Chi ci farà rotolare via la pietra dall’ingresso del sepolcro?». Alzando lo sguardo, osservarono che la pietra era già stata fatta rotolare, benché fosse molto grande. Entrate nel sepolcro, videro un giovane, seduto sulla destra, vestito d’una veste bianca, ed ebbero paura. Ma egli disse loro: «Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui. Ecco il luogo dove l’avevano posto. Ma andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”».” (Mc 16,1-7)

«Non abbiate paura!»
La paura immobilizza, fa cadere in una condizione di protezione troppo spesso sbagliata perché non si riesce a ragionare, a prendere decisioni giuste. La condizione per agire e accogliere la risurrezione del Signore è quella di non aver paura ma stupore, gioia.
La fede cristiana si basa sulla risurrezione del Signore, dono d’amore, di speranza, di vita eterna.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Marco 16,1-7 – venerdì 10 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Giovedì in albis

V Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Giovedì 9 Aprile 2026

“In quel tempo. Il Signore Gesù in persona stette in mezzo ai discepoli e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».” (Lc 24,36b-49)

«Pace a voi!»
Il saluto del Signore Risorto è di pace. L’incredulità dei discepoli emerge con una paura diffusa fra loro, forse la persona apparsa è un fantasma, oppure una visione collettiva? Il Signore per rincuorare e rassicurare i suoi discepoli, mangia una porzione di pesce davanti a loro per dimostrare che è veramente presente in carne ed ossa.
L’incredulità diventa gioia e la mente dei discepoli si apre alla comprensione della Scrittura riguardo a Gesù. Necessita la predicazione, l’annuncio che i discepoli dovranno fare: la conversione e il perdono dei peccati. Diventano testimoni della buona notizia, della risurrezione di Gesù, nell’attesa di portarla in tutto il mondo grazie alla potenza dall’alto che ricrederanno alla Pentecoste.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,36b-49 – Giovedì 9 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Mercoledì in albis

IV Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua

Rito Ambrosiano
Mercoledì 8 Aprile 2026

“In quello stesso giorno due discepoli del Signore Gesù erano in cammino per un villaggio di nome Èmmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto». Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.” (Lc 24,13-35)

Due discepoli delusi ritornano verso casa a Emmaus. Colui che avevano seguito e ascoltato era stato crocefisso e dopo tre giorni la sua morte alcune donne dicono che è vivo.
Gesù cammina con loro, si affianca alla delusione e al fallimento, spiega che così doveva andare secondo le Scritture, quello che i profeti avevano affermato su di lui. L’ascolto dei due discepoli è attento e all’arrivo a casa lo invitano per la cena. Gesù spezza il pane, i discepoli lo riconoscono, è vivo e davanti a loro, è veramente risuscitato!
La delusione si tramuta in gioia!
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,13-35 – Mercoledì 8 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Martedì in albis

III Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Martedì 7 Aprile 2026

“In quel tempo. Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».
Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto. Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.” (Mt 28,8-15)

Le donne corrono per dare l’annuncio di gioia da portare ai discepoli del Signore: Gesù è risorto! Le donne incontrano Gesù in carne ed ossa.
Il momento è intenso, di adorazione, e Gesù ricorda loro che anche i discepoli lo vedranno vivo.
Gesù si fa vedere per primo a chi lo ha amato. Speranza che induce nei cuori la gioia della resurrezione.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 28,8-15 – Martedì 7 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Lunedì in albis

II Giorno dell’ottava di Pasqua
Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Lunedì 6 Aprile 2026

“In quel tempo. Il primo giorno della settimana, al mattino presto le donne si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto. ” (Lc 24,1-12)

Le donne non trovano il corpo di Gesù nella tomba e due uomini le invitano a ricordarsi delle parole di Gesù e annunciano la sua risurrezione. Esse si ricordano di quelle parole pronunciate da Gesù prima della sua Passione e della sua Morte. Credono a queste parole, annunciano agli Undici Apostoli l’accaduto.
Lo stupore nasce in Pietro, incredulo, per tre volte aveva rinnegato Gesù ma si pentì e pianse amaramente. Pietro giunto alla tomba vuota vede quei teli per la sepoltura ma il corpo non c’è. Pieno di stupore per l’accaduto, si accorge di un movimento di misericordia del Signore che vuole venire incontro alle durezze di cuore, di incomprensione e di incredulità dell’uomo.
Cristo Signore è risorto, Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Luca 24,1-12 – Lunedì 6 Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Domenica di Pasqua

Tempo di Pasqua
Rito Ambrosiano
Domenica 5 Aprile 2026

“In quel tempo. Maria di Màgdala stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: «Donna, perché piangi?». Rispose loro: «Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto». Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Le disse Gesù: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo». Gesù le disse: «Maria!». Ella si voltò e gli disse in ebraico: «Rabbunì!» – che significa: «Maestro!». Gesù le disse: «Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro”». Maria di Màgdala andò ad annunciare ai discepoli: «Ho visto il Signore!» e ciò che le aveva detto.” (Gv 20,11-18)

È risorto.
Una passione d’amore, sofferenza donata, offerta per salvare l’uomo, morto per ognuno nessuno escluso, risorto per ognuno, nessuno escluso.
In questo tempo oscuro dell’umanità dove prevale l’arroganza, il potere, il dominio degli uni sugli altri, l’odore della morte, ci è data una via sempre nuova dove il potere e il dominio sugli altri viengono sostituiti da un servizio attento verso gli altri che da nemici diventano fratelli e sorelle.
È Risorto.
Anche la persona più abbietta e peccatrice del mondo con la risurrezione di Gesù ha la possibilità di essere redenta, vivere nella pienezza l’idea di Dio per l’uomo, che è la sua salvezza, il suo amore.
Il cuore arde nella gioia del Risorto. Lo spiraglio di speranza diventa luminoso, Gesù è il vero ed unico punto di riferimento dell’uomo, uomo che si è letteralmente cacciato con le sue mani nei molteplici e gravi drammi nel mondo volendo sempre prevalere sull’altro.
Gesù è risorto per il soldato americano, per il soldato ebreo che gli è stato ordinato di uccidere, e ha ucciso.
Gesù è risorto per il soldato iraniano che gli è stato ordinato di uccidere, e ha ucciso.
Gesù è risorto per il soldato russo, nord coreano, ucraino che gli è stato ordinato di uccidere, e ha ucciso.
È risorto per ogni soldato ferito, per ogni soldato ucciso di qualsiasi nazione.
Gesù è risorto per tutte le vittime di guerra, sopraffazioni
È risorto per coloro che hanno trucidato, abusato, maltrattato gli inermi, uomini, donne, bambini.
È risorto per chi inerme è rimasto ucciso, abusato, maltrattato gli è stata negata la dignità.
È risorto.
La speranza di una via di pace è nel Signore Gesù, è nella sua risurrezione perché l’uomo possa abbandonare i suoi egoismi e accorgersi di non avere nemici ma fratelli e sorelle.
Risorto, per ognuno di noi, riprendiamoci la vita in mano con il Signore Gesù luce di speranza, facciamo ardere il nostro cuore difronte all’immensità d’amore donatoci, di fronte all’immensità d’amore che vorrà ancora e ancora e ancora donarci.
Gesù cocciuto, testardo nel donarsi, nel voler regalare misericordia a piene mani. Testardo nell’amare a qualsiasi costo, a qualsiasi prezzo di sofferenza.
Non siamo soli, Gesù unisce vuole persone assieme che trovino la pienezza della propria vita e dignità nell’andare avanti assieme. Cuori che ardono di gioia, cuori che si accorgono del Signore Gesù. Cuori che amano.
Gesù è risorto. Alleluia!

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Giovanni 20,11-18 – Domenica 5° Aprile 2026 – Tempo di Pasqua – Rito Ambrosiano)

Venerdì della Settimana autentica

Settimana Autentica (Santa) – Triduo Pasquale
Celebrazione della Passione del Signore

Rito Ambrosiano
Venerdì 3 Aprile 2026

PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“Venuto il mattino, tutti i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Poi lo misero in catene, lo condussero via e lo consegnarono al governatore Pilato.
Allora Giuda – colui che lo tradì -, vedendo che Gesù era stato condannato, preso dal rimorso, riportò le trenta monete d’argento ai capi dei sacerdoti e agli anziani, dicendo: “Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente”. Ma quelli dissero: “A noi che importa? Pensaci tu!”. Egli allora, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi. I capi dei sacerdoti, raccolte le monete, dissero: “Non è lecito metterle nel tesoro, perché sono prezzo di sangue”. Tenuto consiglio, comprarono con esse il “Campo del vasaio” per la sepoltura degli stranieri. Perciò quel campo fu chiamato “Campo di sangue” fino al giorno d’oggi. Allora si compì quanto era stato detto per mezzo del profeta Geremia: E presero trenta monete d’argento, il prezzo di colui che a tal prezzo fu valutato dai figli d’Israele, e le diedero per il campo del vasaio, come mi aveva ordinato il Signore.
Gesù intanto comparve davanti al governatore, e il governatore lo interrogò dicendo: “Sei tu il re dei Giudei?”. Gesù rispose: “Tu lo dici”. E mentre i capi dei sacerdoti e gli anziani lo accusavano, non rispose nulla. Allora Pilato gli disse: “Non senti quante testimonianze portano contro di te?”. Ma non gli rispose neanche una parola, tanto che il governatore rimase assai stupito.
A ogni festa, il governatore era solito rimettere in libertà per la folla un carcerato, a loro scelta. In quel momento avevano un carcerato famoso, di nome Barabba. Perciò, alla gente che si era radunata, Pilato disse: “Chi volete che io rimetta in libertà per voi: Barabba o Gesù, chiamato Cristo?”. Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.
Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: “Non avere a che fare con quel giusto, perché oggi, in sogno, sono stata molto turbata per causa sua”.
Ma i capi dei sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a chiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò loro: “Di questi due, chi volete che io rimetta in libertà per voi?”. Quelli risposero: “Barabba!”. Chiese loro Pilato: “Ma allora, che farò di Gesù, chiamato Cristo?”. Tutti risposero: “Sia crocifisso!”. Ed egli disse: “Ma che male ha fatto?”. Essi allora gridavano più forte: “Sia crocifisso!”.
Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto aumentava, prese dell’acqua e si lavò le mani davanti alla folla, dicendo: “Non sono responsabile di questo sangue. Pensateci voi!”. E tutto il popolo rispose: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli”. Allora rimise in libertà per loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.
Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la truppa. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero una canna nella mano destra. Poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano: “Salve, re dei Giudei!”. Sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero via per crocifiggerlo.
Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la sua croce.
Giunti al luogo detto Gòlgota, che significa “Luogo del cranio”, gli diedero da bere vino mescolato con fiele. Egli lo assaggiò, ma non ne volle bere. Dopo averlo crocifisso, si divisero le sue vesti, tirandole a sorte. Poi, seduti, gli facevano la guardia. Al di sopra del suo capo posero il motivo scritto della sua condanna: “Costui è Gesù, il re dei Giudei”. Insieme a lui vennero crocifissi due ladroni, uno a destra e uno a sinistra.
Quelli che passavano di lì lo insultavano, scuotendo il capo e dicendo: “Tu, che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso, se tu sei Figlio di Dio, e scendi dalla croce!”. Così anche i capi dei sacerdoti, con gli scribi e gli anziani, facendosi beffe di lui dicevano: “Ha salvato altri e non può salvare se stesso! È il re d’Israele; scenda ora dalla croce e crederemo in lui. Ha confidato in Dio; lo liberi lui, ora, se gli vuol bene. Ha detto infatti: “Sono Figlio di Dio”!”. Anche i ladroni crocifissi con lui lo insultavano allo stesso modo.
A mezzogiorno si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Verso le tre, Gesù gridò a gran voce: “Elì, Elì, lemà sabactàni?”, che significa: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Udendo questo, alcuni dei presenti dicevano: “Costui chiama Elia”. E subito uno di loro corse a prendere una spugna, la inzuppò di aceto, la fissò su una canna e gli dava da bere. Gli altri dicevano: “Lascia! Vediamo se viene Elia a salvarlo!”. Ma Gesù di nuovo gridò a gran voce ed emise lo spirito.
Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo, la terra tremò, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi, che erano morti, risuscitarono. Uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti.
Il centurione, e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, alla vista del terremoto e di quello che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.
Vi erano là anche molte donne, che osservavano da lontano; esse avevano seguito Gesù dalla Galilea per servirlo. Tra queste c’erano Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo e di Giuseppe, e la madre dei figli di Zebedeo.” (Mt 27,1-56)

A causa dell’umanità perduta c’è un uomo di pace, un uomo dei dolori, onnipotente nell’esprimere la sua totale consegna a coloro che lo crocifiggono. Gesù l’Uomo-Dio.
In mezzo a due ladroni, crocefisso, senza peccato, ha permesso di farsi condannare circondato da peccatori anch’essi crocefissi. Circondato dal drappello di soldati che hanno eseguito l’esecuzione, da coloro che lo hanno condannato e umiliato, dalla folla che incitata era contro di lui. Tutto è finito, c’è il buio, non c’è più speranza.
“Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? “
La notizia del Cristo venuto in mezzo alle sue creature sembra ormai perduta. Ma il centurione e il drappello di soldati addetti alla crocifissione e alla custodia dei condannati, guardano con stupore e capiscono: “Davvero costui era Figlio di Dio!”.
Nell’incomprensibile situazione inizia la redenzione, nasce la fede, la cecità inizia a cadere. Si apre uno spiraglio di speranza.
“Davvero costui era Figlio di Dio!”. L’amore è più forte della morte. L’annuncio della salvezza inizia da coloro che hanno eseguito la condanna e prima lo avevano coronato di spine. Lui è il vero re dei Giudei.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 27,1-56 – Venerdì 3 Aprile 2026 – Triduo Pasquale – Rito Ambrosiano)

Giovedì della Settimana autentica

Settimana Autentica (Santa) – Triduo Pasquale
Celebrazione vespertina nella Cena del Signore

Rito Ambrosiano
Giovedì 2 Aprile 2026

PASSIONE DEL NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO SECONDO MATTEO
“Il primo giorno degli Azzimi, i discepoli si avvicinarono a Gesù e gli dissero: “Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?”. Ed egli rispose: “Andate in città da un tale e ditegli: “Il Maestro dice: Il mio tempo è vicino; farò la Pasqua da te con i miei discepoli”. I discepoli fecero come aveva loro ordinato Gesù, e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, si mise a tavola con i Dodici. Mentre mangiavano, disse: “In verità io vi dico: uno di voi mi tradirà”. Ed essi, profondamente rattristati, cominciarono ciascuno a domandargli: “Sono forse io, Signore?”. Ed egli rispose: “Colui che ha messo con me la mano nel piatto, è quello che mi tradirà. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!”. Giuda, il traditore, disse: “Rabbì, sono forse io?”. Gli rispose: “Tu l’hai detto”.
Ora, mentre mangiavano, Gesù prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e, mentre lo dava ai discepoli, disse: “Prendete, mangiate: questo è il mio corpo”. Poi prese il calice, rese grazie e lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati. Io vi dico che d’ora in poi non berrò di questo frutto della vite fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi, nel regno del Padre mio”.
Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Allora Gesù disse loro: “Questa notte per tutti voi sarò motivo di scandalo. Sta scritto infatti:

Percuoterò il pastore
e saranno disperse le pecore del gregge.


Ma, dopo che sarò risorto, vi precederò in Galilea”. Pietro gli disse: “Se tutti si scandalizzeranno di te, io non mi scandalizzerò mai”. Gli disse Gesù: “In verità io ti dico: questa notte, prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. Pietro gli rispose: “Anche se dovessi morire con te, io non ti rinnegherò”. Lo stesso dissero tutti i discepoli.
Allora Gesù andò con loro in un podere, chiamato Getsèmani, e disse ai discepoli: “Sedetevi qui, mentre io vado là a pregare”. E, presi con sé Pietro e i due figli di Zebedeo, cominciò a provare tristezza e angoscia. E disse loro: “La mia anima è triste fino alla morte; restate qui e vegliate con me”. Andò un poco più avanti, cadde faccia a terra e pregava, dicendo: “Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!”. Poi venne dai discepoli e li trovò addormentati. E disse a Pietro: “Così, non siete stati capaci di vegliare con me una sola ora? Vegliate e pregate, per non entrare in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole”. Si allontanò una seconda volta e pregò dicendo: “Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà”. Poi venne e li trovò di nuovo addormentati, perché i loro occhi si erano fatti pesanti. Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole. Poi si avvicinò ai discepoli e disse loro: “Dormite pure e riposatevi! Ecco, l’ora è vicina e il Figlio dell’uomo viene consegnato in mano ai peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”.
Mentre ancora egli parlava, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici, e con lui una grande folla con spade e bastoni, mandata dai capi dei sacerdoti e dagli anziani del popolo. Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”. Subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. Ed ecco, uno di quelli che erano con Gesù impugnò la spada, la estrasse e colpì il servo del sommo sacerdote, staccandogli un orecchio. Allora Gesù gli disse: “Rimetti la tua spada al suo posto, perché tutti quelli che prendono la spada, di spada moriranno. O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli? Ma allora come si compirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?”. In quello stesso momento Gesù disse alla folla: “Come se fossi un ladro siete venuti a prendermi con spade e bastoni. Ogni giorno sedevo nel tempio a insegnare, e non mi avete arrestato. Ma tutto questo è avvenuto perché si compissero le Scritture dei profeti”. Allora tutti i discepoli lo abbandonarono e fuggirono.
Quelli che avevano arrestato Gesù lo condussero dal sommo sacerdote Caifa, presso il quale si erano riuniti gli scribi e gli anziani. Pietro intanto lo aveva seguito, da lontano, fino al palazzo del sommo sacerdote; entrò e stava seduto fra i servi, per vedere come sarebbe andata a finire. I capi dei sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano una falsa testimonianza contro Gesù, per metterlo a morte; ma non la trovarono, sebbene si fossero presentati molti falsi testimoni. Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: “Costui ha dichiarato: “Posso distruggere il tempio di Dio e ricostruirlo in tre giorni””. Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: “Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?”. Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: “Ti scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio”. “Tu l’hai detto – gli rispose Gesù -; anzi io vi dico:

d’ora innanzi vedrete il Figlio dell’uomo
seduto alla destra della Potenza
e venire sulle nubi del cielo“.

Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: “Ha bestemmiato! Che bisogno abbiamo ancora di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia; che ve ne pare?”. E quelli risposero: “È reo di morte!”.
Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; altri lo schiaffeggiarono, dicendo: “Fa’ il profeta per noi, Cristo! Chi è che ti ha colpito?”.
Pietro intanto se ne stava seduto fuori, nel cortile. Una giovane serva gli si avvicinò e disse: “Anche tu eri con Gesù, il Galileo!”. Ma egli negò davanti a tutti dicendo: “Non capisco che cosa dici”. Mentre usciva verso l’atrio, lo vide un’altra serva e disse ai presenti: “Costui era con Gesù, il Nazareno”. Ma egli negò di nuovo, giurando: “Non conosco quell’uomo!”. Dopo un poco, i presenti si avvicinarono e dissero a Pietro: “È vero, anche tu sei uno di loro: infatti il tuo accento ti tradisce!”. Allora egli cominciò a imprecare e a giurare: “Non conosco quell’uomo!”. E subito un gallo cantò. E Pietro si ricordò della parola di Gesù, che aveva detto: “Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte”. E, uscito fuori, pianse amaramente.” (Mt 26,17-75)

Parole d’offerta. Parole di servizio. Parole di solidarietà. Parole di perdono. Parole di pace.
«Prendete, mangiate: questo è il mio corpo»
«Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, che è versato per molti per il perdono dei peccati.»

Queste parole sono state pronunciate da Colui per mezzo del quale tutte le cose furono create. Parole efficaci e vere. Dopo questo Giuda tradisce, tutti lasciano Gesù e Pietro lo rinnega per tre volte.
Gesù è abbandonato da tutti, si trova arrestato e in mezzo a coloro che vogliono una giustificazione per condannarlo e giustiziarlo. Gesù esprime così il suo infinito amore per l’umanità tutta, sia per coloro che lo hanno condannato, sia per coloro che lo hanno abbandonato.
Gesù lascia la sua presenza reale in quel pane e in quel vino che diventano il suo Copro e il suo Sangue perché questi non vengano mai più a mancare all’uomo. Perché l’umanità ha estremo bisogno del Signore e senza di lui non ce la fa più a percorrere vie di solidarietà e di pace. In quel pane e in quel vino c’è l’unico sacrificio di Cristo che si ripresenta ogni volta che il sacerdote fa la consacrazione e pronuncia quelle parole perché quel pane e quel vino siano veramente il Corpo e il Sangue di Cristo.
L’umanità ha bisogno di essere nutrita di quell’amore che non muore mai; Gesù ce lo dona, noi possiamo imparare da questo dono perché noi stessi diventiamo uomini e donne di pace, di perdono di giustizia.

Riflessione sul Vangelo del giorno a cura di don Felice Zaccanti.
Parrocchia San Giorgio Martire – Casorezzo MI
(Spunto dai Vangelo secondo Matteo 26,17-75 – Giovedì 2 Aprile 2026 – Triduo Pasquale – Rito Ambrosiano)